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Convertitevi e credete al Vangelo

Commento alla Parola di Vita:

Convertitevi e credete al Vangelo (Mc 1,15)

Comincia così, nel Vangelo di Marco, l'annuncio di Gesù al mondo, il suo messaggio di salvezza: «Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo».Con la venuta di Gesù spunta un'era nuova, l'era della grazia e della salvezza. E le sue prime parole sono un invito ad abbracciare la grande novità, la realtà stessa del Regno di Dio che egli pone alla portata di tutti, vicino a ogni uomo.

Ed indica subito la strada: convertirsi e credere al Vangelo, e cioè cambiare radicalmente vita e accettare, in Gesù, la parola che Dio attraverso lui rivolge all'umanità di tutti i tempi.Sono due cose che vanno di pari passo: la conversione e la fede e non c'è l'una senza l'altra, ma l'una e l'altra scaturiscono al contatto con la parola viva, alla presenza di Gesù che anche oggi ripete alle folle:

Sulla tua parola getterò le reti ...

Commento alla Parola di vita:

«Sulla tua parola getterò le reti.»  (Lc 5,5)

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Trascrizione

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Se avrete fede pari a un granellino di senapa

Rocca di Papa, 28 marzo 1979

Commento alla Parola di Vita: “In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile” (Mt 17,20).

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Registrata il 28.3.1979 a casa di Chiara e trasmessa il 02/09/1979 su RadioDue nel programma "Oggi è domenica".

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Sulla tua parola getterò le reti ...

Città Nuova, 25 gennaio 1983

Commento alla Parola di vita:

Sulla tua parola getterò le reti (Lc 5,5).

Gesù, quando finì di insegnare, seduto sulla barca di Simone, disse a lui e ai suoi compagni di gettare le reti in mare; e Simone, pur affermando che tutta la notte avevano faticato invano, soggiunse: «Sulla tua parola getterò le reti». E, gettatele, furono talmente ripiene di pesci che si rompevano. Vennero allora dei compagni ad aiutarlo e riempirono essi pure le barche a tal punto che quasi affondavano.

Riflessioni dopo i voli spaziali

Lo scritto qui riportato è stato pubblicato come Editoriale nel periodico Città Nuova del 10 maggio 1970, pochi mesi dopo lo straordinario e sbalorditivo sbarco sulla luna di tre astronauti nel luglio 1969.Nella visione del mondo propria di Chiara Lubich centrata sull'unità, scienza e fede si richiamano a vicenda: la scienza è una via per andare a Dio, mentre la fede può e deve dare un contributo alla scienza.Scrivendo nel contesto ecclesiale non facile che è seguito al Concilio Vaticano II, Chiara parte dall'esperienza degli astronauti per introdurci in una comprensione umano-divina della Chiesa e della sua struttura.

Roma, 10 maggio 1970

Non è vero che la scienza e la fede camminino ognuna per proprio conto. La fede illumina la scienza e la scienza può essere di aiuto alla fede.L’una e l’altra infatti hanno un unico oggetto: la verità, che per l’una può essere più quella trascendente ed invisibile, che regge tutto il creato; per l’altra quella visibile, che non esaurisce perfettamente il suo compito se non scopre la causa del tutto.

La scienza – è stato affermato, poco dopo la prima avventura degli astronauti 19 –, sta assumendo tali sbalorditivi sviluppi e dona all’uomo sì straordinarie possibilità, che può diventare un feticcio, di fronte al quale c’è chi adora e chi si spaventa. Ma occorre – come ancora è stato sottolineato – rimettere la scienza, pur eccelsa ed ammirabile, al suo giusto posto, e vederla oltre tutto frutto della fatica di poveri uomini, che possono indovinare e anche sbagliare.

17 giugno 1973

Dal diario di Chiara

Ho predicato a mezzo mondo che Dio è Amore e con questi avvenimenti che si succedono uno dietro l’altro ho l’impressione che Dio mi abbia abbandonata. L’ho scritto anche ieri, ma è tutt’altro che così. Comunque, stasera sono andata in chiesa per fare la visita e ho trovato scritto: “Bonum certamen fidei”. E’ questo dunque che mi attende in questi giorni che verranno: la grande battaglia per la fede, per credere all’Amore.

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