Carità
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Il Signore vi faccia crescere e abbondare ...

Roma, 25 ottobre 1994

Commento alla Parola di vita:

Il Signore vi faccia crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti (1 Tess 3,12).1

Queste parole sono una di quelle espressioni, familiari a san Paolo, nelle quali egli augura e nello stesso tempo chiede al Signore delle grazie speciali per le sue comunità (cf Ef 3,18; Fil 1,9 ecc.)

Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete ? ...

Roma, 25 gennaio 1992

Commento alla Parola di vita:

Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso (Lc 6,32).

La Parola di vita di questo mese è presa dal Vangelo di Luca. Essa fa parte di quell'ampia sezione dei detti di Gesù, che nel Vangelo di Matteo corrisponde al discorso della montagna. In questa sezione, come è noto, Gesù descrive le esigenze del Regno di Dio e i lineamenti che caratterizzano coloro che vi appartengono. Questi si ispirano e si riconducono alla imitazione del Padre celeste. In questo versetto Gesù chiama i suoi discepoli ad imitare Dio Padre nell'amore. Se vogliamo essere figli suoi, dobbiamo amare il nostro prossimo a quel modo con cui Egli ama.

Intervista per la RAI

Roma – Hotel Ergife, 3 giugno 1984

Nell’intenso dialogo con l’intervistatrice, Chiara tocca diverse tematiche che le stanno a cuore. La sua visione è impregnata da un forte coraggio della fede, dell’amore.Chiara Lubich a "Segni del tempo" - settimanale di attualità religiosa della RAI (puntate del 10/06/1984 e 01/07/1984)Alcuni brani dell'intervista rilasciata da Chiara Lubich per il programma realizzato da G. Lucarini, P. Cataldo, A.M. Federici, C. Ferreri; regia di P. Cataldo.

Intervista a Chiara per la RAI :: Roma – Hotel Ergife, 3 giugno 1984

Si ringrazia RAI TECHE per la gentile concessione del materiale filmato.

Trascrizione

Quando si è conosciuto il dolore

Roma, 1958

In questo scritto, pubblicato nella rivista Città Nuova del maggio 1958, e poi su Meditazioni, Chiara ci dona la forte esperienza di dolore-amore che viveva in quegli anni.

Quando si è conosciuto il dolore in tutte le sfumature più atroci, nelle angosce più varie, e si son tese le mani a Dio in mute strazianti implorazioni, in sommesse grida di aiuto; quando si è bevuto il fondo del calice e si è offerta a Dio, per giorni e per anni, la propria croce, confusa con la sua, che la valorizza divinamente, allora Dio ha pietà di noi e ci accoglie nella sua unione.

L’amore che ci rende fratelli

Roma, 1973

Come essere operatori di pace

Nel messaggio del Santo Padre1 per la giornata della pace, diretto agli «uomini tutti viventi nell’anno 1972», c’è un brano, verso la fine, rivolto «ai fratelli e figli della nostra Chiesa cattolica». Con esso il Papa ci invita a «portare agli uomini di oggi un messaggio di speranza, attraverso una fraternità vissuta ed uno sforzo onesto e perseverante per una più grande, reale giustizia».

Natale: la rivoluzione che continua

25 Dicembre 1972

Un Natale forte, coraggioso, non tiepido, in una “famiglia” grande come l’umanità

Tutti uno! E' una meta. E' un comando: un comando di Colui al quale ogni uomo dovrebbe gioiosamente sottomettersi. Dio ci è Padre. Se si aprissero i cieli ed egli parlasse, guardandoci ad uno ad uno ci direbbe: "Tutti uno! Siete fratelli, quindi unitevi!".Un giorno il cielo si aperse, perché il Verbo si fece uomo, crebbe, insegnò, fece miracoli, raccolse discepoli, fondò la Chiesa e prima di morire in croce disse al Padre: "che siano una cosa sola".

Lo Spirito soffia

Culto, Liturgia, e Comunità unita, nella ricorrenza del Concilio Vaticano II.Questo testo è tratto in parte da un diario di Chiara Lubich del 4 maggio 1968.

«Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono» [Mt 5,23-24].Il culto divino e l’amore dei fratelli che compone e ricompone l’unità fra essi non possono essere assolutamente disgiunti.Se una comunità non si «realizza» in Cristo, nella piena comunione, è evangelicamente inadatta a presentare a Dio un degno culto.

Il lavoro e la riscoperta di una coscienza sociale

Roma, 3 giugno 1984

Il lavoro e la riscoperta di una coscienza sociale :: Roma, 3 giugno 1984

Dall'intervento di Chiara Lubich al convegno su Economia e lavoro promosso dal Movimento Umanità Nuova.

Trascrizione

Il contributo del Movimento dei Focolari alla città

Roma, Campidoglio, 22 gennaio 2000

Il contributo del Movimento dei Focolari alla città :: Roma, Campidoglio, 22 gennaio 2000

Dal discorso in occasione del ricevimento della cittadinanza onoraria di Roma.

Trascrizione

Per un nuovo umanesimo

19 ottobre 1970

Oggi nella società dei consumi solo una cosa si vuol risparmiare: il tempo.Se guardiamo attorno la pubblicità, se ascoltiamo la radio, se seguiamo la televisione, parole frequenti sono quelle che dicono: "pronto", "ecco", "presto", "subito", "in due minuti...".

Sono venuto a portare il fuoco sulla terra...

Commento alla Parola di Vita:

Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! (Gv 15,3)

Nell'Antico Testamento il fuoco simbolizza la Parola di Dio pronunciata dal profeta. Ma anche il giudizio divino che purifica il suo popolo, passando in mezzo ad esso.

Così è la Parola di Gesù: essa costruisce, ma contemporaneamente distrugge ciò che non ha consistenza, ciò che deve cadere, ciò che è vanità e lascia in piedi solo la verità.

Amerai il prossimo tuo come te stesso

Ottobre 1999

Commento alla Parola di Vita:

Amerai il prossimo tuo come te stesso.(Mt 22,39).

Questa Parola la si trova già nell'Antico Testamento.Per rispondere ad una domanda insidiosa, Gesù si inserisce nella grande tradizione profetica e rabbinica che era alla ricerca del principio unificatore della Torah, e cioè dell'insegnamento di Dio contenuto nella Bibbia. Rabbi Hillel, un suo contemporaneo, aveva detto: "Non fare al prossimo tuo ciò che è odioso a te, questa è tutta la legge. Il resto è solo spiegazione".

Per i maestri dell'ebraismo l'amore del prossimo deriva dall'amore a Dio che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, per cui non si può amare Dio senza amare la sua creatura: questo è il vero motivo dell'amore del prossimo, ed è "un grande e generale principio nella legge".

Gesù ribadisce questo principio e aggiunge che il comando di amare il prossimo è simile al primo e più grande comandamento, quello cioè di amare Dio con tutto il cuore, la mente e l'anima.

Affermando una relazione di somiglianza fra i due comandamenti Gesù li salda definitivamente e così farà tutta la tradizione cristiana; come dirà lapidariamente l'apostolo Giovanni: "Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede".