24 ottobre 2001

Nel mese in cui si ricorda il decimo anniversario della morte di Chiara Lubich, avvenuta il 14 marzo del 2008, proponiamo una pagine del suo diario, scritta nell’ottobre del 2001, che rivela la sua radicalità nella scelta di amare in ogni attimo presente, anche come preparazione alla fine della vita.

Vivendo bene (con solennità) l'attimo presente, amo Dio con tutto il cuore, la mente, le forze.  
La fine della vita è il futuro che diverrà presente. Per prepararsi al "momento dal quale dipende l'Eternità" basterà, dunque, sin d'ora e sempre vivere l'attimo presente. 

Nel presente occorre sempre morire per risorgere. Il nostro modo? Pur accettando, in certi momenti, la necessità delle mortificazioni, si muore amando. Ma, amando, pure si risorge.  
Nel presente dobbiamo far solo la volontà di Dio, non pensando, non desiderando, non applicandoci ad altro. Dobbiamo viverla con azioni intere, pulite, come solo incenso che sale a Dio. E in quell'azione mettere tutta la mente, il cuore, le forze.  

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