Articoli

Stampa

Pensieri scelti su Dio Amore

Dio ti ama immensamente

Chiara Lubich: Dio ti ama immensamente - pensieri scelti su Dio Amore

Quanto desidererei ora averti accanto
e parlarti, parlarti.
Ti narrerei la grandezza e l'amore di Dio.
Ti direi parole
che non conoscevo allora,
ma solo intravedevo
e che solo ora conosco1

1 Lettera dell'aprile 1945

“Dio ti ama immensamente” è il titolo del nuovo libro di Chiara Lubich, uscito di recente presso l’editrice Città Nuova e curato da Caterina Ruggiù e Michel Vandeleene.

Un piccolo libro agile che raccoglie più di 150 pensieri brevi e aforismi estratti per lo più dalle lettere scritte nei primi tempi del Movimento dei Focolari. Pensieri in cui arde la fiamma dell’amore che era stata accesa da Dio nel cuore della giovane Chiara e che tuttora la contagiano. Pensieri che aiutano a guardare ogni cosa con gli occhi di Dio e a trasformare ogni dolore in amore.

Introduzione

Questo è un libro che parla da solo: parla di temi fondamentali, sui quali comunemente ci si può trovare a riflettere, con un linguaggio semplice, ma non banale. Sono temi religiosi, certo – Dio Trinità, il rapporto con Dio e con il prossimo, il Vangelo e le Scritture –, ma anche profondamente umani, perché riguardano gli interrogativi che spesso l’umanità si è posta, risolvendoli in vario modo: il senso del tempo che passa, della vita e della morte, la vita nell’aldilà, il valore della sofferenza, il rapporto tra azione esterna e coerenza interiore. Le frasi di Chiara Lubich che formano questo piccolo volume, tratte prevalentemente da varie lettere indirizzate, negli anni Quaranta, ad amiche e persone con le quali era in contatto, non vogliono, di per sé, dare risposte a tali questioni. Il sentenziare o l’atteggiarsi a moralista non rientravano nelle sue intenzioni di ragazza ventenne o poco più, né tanto meno nel suo essere; Chiara rifletteva, nelle sue, altre parole già dette e già scritte, le Parole eterne che ci riportano i Vangeli, che forse qualcuno ha insegnato anche a noi.

Niente di nuovo, allora? Perché una persona dovrebbe accostarsi a questo libro? La novità dello sguardo rinnova anche il messaggio: un messaggio da sempre rivoluzionario, ma che ha bisogno di espressioni ogni volta diverse per essere riscoperto nella sua perenne originalità. E lo sguardo della giovane Chiara, non c’è dubbio, ha qualcosa di speciale: è lo sguardo di una ragazza innamorata. L’amore è l’alfa e l’omega di queste pagine, il fine e il mezzo di ogni esortazione, come lo è stato dell’intera vita di Chiara. Chi può affermare di non conoscere amore?

Benedetto XVI, nella sua prima enciclica, portava l’attenzione sul «vasto campo semantico della parola “amore”» (Deus caritas est, 2), sui vari tipi di amore che gli esseri umani incontrano, sopra i quali – sono ancora le parole del Papa – «emerge come archetipo di amore per eccellenza» quello tra uomo e donna. L’amore di Dio e per Dio, che Chiara contempla nei suoi vari aspetti, è tanto travolgente da presentare alcune caratteristiche simili all’amore umano, cosicché chi ha sperimentato la forza impetuosa dell’innamoramento, la gioia sempre sofferta del legame con l’altro, la misura dell’amore di cui è capace il nostro cuore, riesce a comprendere ancor meglio le proposte dell’Autrice, attuabili giorno per giorno nella loro straordinarietà. Perché Chiara ha scelto Dio come unico sposo della sua anima, e invita i destinatari dei suoi scritti a fare altrettanto.

Ma non è questo il punto di partenza. Solo chi ha ricevuto – è evangelico, oltre che logico – può dare. La Lubich continua a ribattere con forza su un concetto che è da sempre il nocciolo della fede cristiana, ma che, a lungo sotterrato, è riemerso nella Chiesa solo in tempi recenti, e non è stato ancora del tutto interiorizzato: Dio è Amore (cfr. 1 Gv 4,8), come gli ultimi Papi sono tornati ad annunciare.

È una caratteristica notevole del carisma donato a Chiara l’aver portato alla luce, più di due decenni prima del Concilio Vaticano II, aspetti del messaggio cristiano fino ad allora poco o niente considerati che, oltre a donare una visione più completa del Dio di Gesù Cristo, possono semplificare il quotidiano di chi si impegna a vivere la propria fede in ogni circostanza.

Una buona novella, dunque, in tutti i sensi, che va dal dimenticare gli affanni di ogni giorno (Pietro invitava a gettare in Dio ogni preoccupazione, «perché egli ha cura di voi»; 1 Pt 5,7) alla certezza che Dio ama ciascuno e lo ha dimostrato dando la vita per noi («Il figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti», Mt 20,28), passando per l’infinita misericordia di Dio («Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso», Lc 6,36); e via di questo passo. Per ogni pensiero di Chiara si potrebbe trovare una citazione biblica che funge da autorevole fonte.

La novità del suo punto di vista dipende anche dal contesto in cui ella si trova a comunicare i suoi pensieri. Sono gli anni che accompagnano e seguono la Seconda guerra mondiale a Trento. Spesso si percepiscono, dietro le affermazioni di Chiara, l’eco delle bombe che cadono e le profonde esigenze di rinnovamento. Per questo motivo, i ripetuti accenni alla morte non sono segno di un pensiero pessimista o un invito alla tristezza: la morte, in guerra, è esperienza quotidiana. Ne segue un richiamo a vivere ogni attimo in pienezza, mirando a ciò che vale davvero. Ancora, la sofferenza si rivela nel suo ruolo costruttivo: l’invito è non solo ad accettare il dolore, bensì a “desiderarlo”, perché declinazione del dolore che Gesù in croce ha sperimentato per noi. Le parole di Chiara Lubich prendono il volo quando si tratta di donare ai suoi destinatari Gesù abbandonato (cfr. Mt 27,46; Mc 15,34): un Dio che, per amore, si dimentica di essere Dio, così ella si esprime. È l’oblio voluto di chi si immerge totalmente nella persona amata, fino a non ricordare nemmeno più chi è.

Le affermazioni di Chiara che incontriamo in questo percorso hanno la forza e la concretezza del maestro che vuole insegnare verità che non vengono da lui. Ma c’è anche la delicata efficacia della prosa d’arte, se non della poesia, come in questo passo: «Non più preoccupazioni per il domani: Gesù non lo vuole. Se tu vuoi preoccuparti, Lui ti abbandona. Ma se tu abbandoni tutto al suo amore, sarà Lui che si preoccupa di te in un modo mirabile». A volte capita che il suo pensiero così radicalmente univoco, frutto di una vita totalmente rinnovata, si scontri, per i motivi accennati, con i limiti imposti da un linguaggio lento ad aggiornarsi: espressioni allora in uso sono oggi desuete o hanno mutato di significato, addirittura con il rischio di un fraintendimento. Un concetto basilare e più volte ricorrente, per esempio, è quello della misericordia di Dio: un’altra maniera per definire il suo amore, che andrebbe in fallimento (metafora ardita) se non avesse i nostri peccati da perdonare ogni giorno, come un fuoco ha bisogno di consumare legna e carta per ardere. Oppure, dal momento che tutto ruota attorno alla certezza di Dio Amore, a volte Chiara parla semplicemente di «Amore» quando vuole definire – per antonomasia – Dio. Da questo nucleo concettuale scaturisce, come per un’esplosione di energia, l’intero Movimento dei Focolari.

Chiara Lubich vanifica l’idea di un Dio vendicativo e giudicante, svelando appunto la sua natura di Amore. Ma l’Amore chiede di essere amato: in questo ella vede, sin da giovanissima, la sua missione, e ripetutamente invita a non lesinare nulla di sé a Dio, vivendo con integrità e radicalità. Per questo Chiara scrive che Dio solo ha valore: non perché gli aspetti dell’umanità non siano buoni, ma perché soltanto in Dio essi trovano ragion d’essere. Non si tratta di diventare eremiti, bensì di restituire a Dio il posto che gli compete nella graduatoria degli affetti, di rendere divini – eterni, stabili, veri – gli altri amori riferendoli all’amore per Dio. «Quando l’intimo del nostro essere è di Dio, anche le altre cose avranno valore», scrive. Pur senza annullare l’umano e il terreno, Chiara chiede di ripensare tutto alla luce della scoperta luminosa che Dio è Amore.

L’impresa è ardua. L’Autrice stessa se ne rende conto, e rassicura chi non ce la fa: «Anch’io cado». Forse è questo il messaggio più incisivo di queste pagine: ciò che conta non è essere perfetti già ora, ma provarci sempre di nuovo vivendo per gli altri e amando. Chiara lo fa per prima, si chiama partecipe di questi sforzi, mostrando che la santità è realmente alla portata di tutti.

Di molti personaggi noti sono in circolazione elenchi di aforismi che, in modo sintetico e incisivo, colpiscono al cuore le questioni più svariate. Per la prima volta, questo agile libretto offre una simile raccolta di perle scelte dagli scritti di Chiara Lubich. Chissà se qualche lettrice o lettore, colpito da un’affermazione efficace, sentirà il bisogno di riportarla sul diario o di metterla in esergo a un biglietto di auguri fuori dagli schemi; come a volte si fa con quelle frasi che esprimono ciò che noi stessi sperimentiamo e pensiamo, ma ci sembra di non riuscire a dire “così bene”… quelle frasi che vorremmo ricordare sempre, perché ci aiutano a vivere quello che interiormente sentiamo essere il nostro vero destino.

Maria Chiara Janner

Tags: Dio Amore

parole chiave