Bella, la Mamma

Nelle ricorrenze mariane di questi giorni, un invito a «Vivere Maria».

È così bella la Mamma nel perenne raccoglimento in cui il Vangelo ce la mostra: «Serbava tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2, 51).  
Quel silenzio pieno ha un fascino per l’anima che ama.  
Come potrei vivere io Maria nel suo mistico silenzio quando la nostra vocazione è a volte parlare per evangelizzare, sempre allo sbaraglio in tutti i luoghi ricchi e poveri, dalle cantine alle strade, alle scuole, ovunque?  
Anche Maria ha parlato. E ha dato Gesù. Nessuno mai al mondo fu apostolo più grande. Nessuno ebbe mai parola come lei che diede alla luce il Verbo incarnato.

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La risposta al terrorismo

Vienna, 3 novembre 2001

Intervista di Walter Achleitner del giornale Kirchenzeitung Kooperation

Chiara Lubich risponde al giornalista sugli eventi in Usa dell’11 settembre 2001, da cui emerge una risposta  dell’impegno sociale e politico del Movimento dei Focolari, oggi della massima attualità. 

1) Gentilissima Signora Lubich, che cosa significa oggi, dopo gli eventi dell'11 settembre negli USA, la frase "sperimentare la tenerezza e le fedeltà di Dio ed essere annunciatori credibili del Vangelo", frase che il Papa ha usato per parlare del suo lavoro?

Non so cosa volesse dire il Papa con queste parole in questo momento. So che la tenerezza e la fedeltà di Dio si sperimenta proprio se si è annunciatori credibili del Vangelo. E oggi, dopo l'11 settembre, la cosa più urgente sarebbe proprio quest'annuncio credibile che è tale non solo quando si proclama, ma quando si vive il Vangelo. Esso, in estrema sintesi, domanda l'amore reciproco fra tutti gli uomini per attuare la fraternità universale, progetto di Dio sul mondo, anche su quello di oggi. Gesù diceva, e lo ripete oggi: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35).

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Fu così che ti trovai

Roma, 1957

In questo scritto del 1957,  Chiara Lubich ci fa dono di una “perla preziosa”.  Ci svela il perché di una vita, concentrata in una  sola parola dalle infinite sfumature: “amore”.

Quando si parla d’amore, Signore, forse gli uomini pensano ad una cosa sempre uguale.  
Ma quanto è vario l’amore!  
Ricordo che quando t’ho incontrato non mi preoccupavo d’amarti. Forse perché eri tu che mi hai incontrata e tu stesso pensavi a riempire il mio cuore. Ricordo che alle volte ero tutta fiamma, anche se il fardello della mia umanità mi dava noia e avevo l’impressione di trascinare un peso. Allora, già d’allora, per grazia tua, capivo un po’ chi ero io e chi tu, e vedevo quella fiamma come un dono tuo.  

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Chiara Lubich agli sportivi

Vienna -  10-12 Settembre 2004

In occasione della Summer Scool 2017 di Sportmeet che si terrà a Barcellona (Spagna) dal 13 al 16 luglio,  sul tema “Sport e inclusione sociale”, proponiamo il Messaggio di Chiara Lubich al Convegno di Sportmeet a Vienna del 10-12 settembre 2004. Sportmeet è sorto nel 2002 come espressione del dialogo del Movimento dei Focolari con il mondo dello sport.    

Carissimi sportivi, operatori e professionisti dello sport,
siete riuniti a Vienna per il secondo convegno internazionale di Sportmeet, intitolato "Educarsi ed educare attraverso lo sport”. Sportmeet è una realtà ancora molto giovane, ma chiaramente orientata a seguire quell’ideale dell'unità che l'ha ispirata.
Lo sport è una presenza forte nella società di oggi ed appassiona un numero sempre crescente di persone: non si può nascondere che essa porti con sé anche diverse contraddizioni, come le tentazioni della ricerca del successo ad ogni costo, o come l'esasperata spettacola­rizzazione, in cerca di denaro. Eppure esso può essere importante per l'educazione, soprattutto delle generazioni più giovani. Lo sport può rivelare la dimensione essenziale dell'uomo sia come essere finito, di fronte a difficoltà e sconfitte, sia come essere chiamato all'infinito, capace di superare i propri limiti.

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“Venite a me voi tutti che siete affaticati… il mio giogo è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,28-30)

Parola di vita di luglio 1987

Con queste parole Chiara Lubich ci dice che  è proprio Lui, il Signore, a offrirsi come ristoro e compagno di viaggio nel nostro cammino.  

Questa Parola di vita è una delle perle del Vangelo di san Matteo. Gli affaticati, a cui si rivolge Gesù, sono i piccoli, le persone senza istruzione, senza potere e senza influenza; sono i poveri, i malati, gli oppressi dall'ingiustizia umana, gli avviliti dall'esperienza del peccato; sono tutti coloro che si sentono schiacciati dal peso della sofferenza. Egli è venuto a cercarli per dar loro sollievo.
Gesù però qui non si limita a presentarsi come il liberatore, ma indica anche la condizione che ci consente di sentirci liberi: accettare il suo giogo, il giogo della “sua “ legge, cioè mettersi alla sua scuola.

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“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi “ (GV.20,21)

Parola di vita di maggio 2005

Leggiamo qui un commento di Chiara Lubich alle  forti, impegnative, queste parole di Gesù che ritorna al Padre, e che ci chiede di essere “come” Lui portatori del suo messaggio nel mondo.     

È la sera di Pasqua. Gesù risorto è già apparso a Maria di Magdala; Pietro e Giovanni hanno visto la tomba vuota. Eppure i discepoli continuano a rimanere chiusi in casa, pieni di paura, fino a quando il Risorto viene in mezzo a loro, a porte chiuse, perché nessuna barriera può più separarlo dai suoi amici. 
Gesù se n’era andato ma, come aveva promesso, ora ritorna per restare per sempre: "Si fermò in mezzo a loro"; non un'apparizione momentanea, ma una presenza permanente! D’ora in poi i discepoli non saranno più soli ed il timore cede il posto ad una gioia profonda: "Gioirono al vedere il Signore". 
Il Risorto spalanca i loro cuori e le porte di casa sul mondo intero, dicendo:  

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Ricordando Fatima

Roma, 1958

Era il settembre 1955 quando un’occasione veramente eccezionale ci procurò la fortuna di incontrare Suor Lucia di Fatima, la bimba, ormai grande, che vide la Madonna.
Partimmo in aereo sorvolando l’Italia, la Francia, la Spagna, di cui ammirammo nella notte, come un gioiello appuntato in un abito nero, la vezzosa Madrid, dai variopinti colori.
Finalmente a notte inoltrata si atterrò a Lisbona.

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Il Risorto

14 novembre 2002

L’evento della resurrezione di Gesù è ripercorso da Chiara Lubich in questa conversazione telefonica alle comunità dei focolari nel mondo, da Castelgandolfo il 14 novembre 2002, con lo stupore e la gioia di chi vi si accosta con cuore e occhi nuovi. Ne scaturisce una forte esperienza di fede nella vita oltre la morte e nell’Amore di Dio per ogni persona.

Carissimi e carissime,
eccoci al nuovo Collegamento del mese di novembre. Il pensiero attuale verte su un preciso particolare della vita cristiana. Ma, poiché fanno parte del nostro Movimento fedeli di altre religioni del mondo o persone di culture diverse, desidero premettere un suggerimento e un consiglio proprio per loro. 
Come sapete, noi siamo tutti un'unica Opera, dove deve trionfare tra noi la "regola d'oro" presente nelle nostre Scritture ("Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te" oppure "Non fare agli altri ciò che  non vorresti fosse fatto a te"), regola che richiede di amarci, e, perciò, di conoscerci sempre meglio. Per questo approfittate tutti di quanto dirò adesso. Si tratta di quella necessaria inculturazione senza la quale non è possibile costruire brani di fratellanza universale, come, in altre occasioni, i cristiani, fra noi, faranno con voi.

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L’unità agli albori del Movimento dei Focolari

28 marzo 1982

In questa conversazione, tenuta ad Amsterdam il 28 marzo del 1982, Chiara Lubich  approfondisce un punto cardine della sua spiritualità: l’unità, effetto visibile e testimonianza viva dell’amore reciproco, inscindibilmente legata alla presenza del Risorto nella comunità. 

«Cos’è l’unità? Ah, questa è una cosa meravigliosa! Perché l’unità, quella che Gesù pensa quando dice “amatevi …” in modo da morire, anche pronti a morire l’uno per l’altro, quell’unità che Gesù dice ‘dove due o più sono uniti lì sono io, non è un miscuglio di persone, non è un gruppo di persone, lì c’è Gesù, e questo è il punto.  L’unità veramente manifesta, porta Gesù. E io mi ricordo, ho trovato delle piccole lettere di tempi antichi quando incominciavamo a vivere così e sperimentare in certo modo la presenza di Cristo in mezzo a noi.  

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Da un intervista al Messaggero di S. Antonio

Rocca di Papa, 1 febbraio 1995

Che significato possono avere gli eventi luminosi e allo stesso tempo misteriosi della Pasqua per gli uomini e le donne del nostro tempo? Attraverso alcune risposte a domande particolarmente attuali sul mistero dell’abbandono, della morte, e della resurrezione di Gesù, Chiara Lubich offre una chiave per far sì che la realtà della Pasqua possa essere l’esperienza di ogni giorno.

1) "Tanti uomini e donne del nostro tempo non credono in Dio perché si sentono 'abbandonati' da Lui. Un'esperienza che lo stesso Gesù visse, per qualche istante di indicibile dolore, sulla croce del Golgota. La meditazione di Gesù crocifisso e abbandonato è al centro della sua spiritualità. Come testimoniare ancora oggi che quel Dio che non ha abbandonato il Figlio sulla croce, è anche il Dio che non abbandona mai i suoi figli?"

La sensazione d'abbandono da parte di Dio che avvertono - come lei afferma - uomini e donne del nostro tempo, per cui è difficile per loro credere in Lui, dice chiaramente quanto sia utile e necessaria la "nuova evangelizzazione" a cui si vuole impegnare la Chiesa in questo periodo della sua storia.E' con l'annuncio della novità portata dalla Buona Novella che l'uomo si convince che Dio è Amore, che vi è un Padre per tutti ed ama ognuno di amore immenso. E' con questa fede che l'uomo si può sollevare dal suo stato di abbandono e di orfanezza.
Non solo: ma è nel sentirsi amato che trova la forza a sua volta di amare i propri fratelli e passare così dalla morte alla vita: "Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli" (1 Gv 3,14).

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Il cuore arde se Gesù è tra noi

Un tratto di strada alla presenza del Risorto. È l’esperienza dei discepoli di Emmaus, quella stessa che Chiara Lubich rievoca in questo brano pubblicato negli anni ’60, poco dopo un suo viaggio compiuto in Terra Santa. La presenza viva e operante di Gesù in mezzo ai suoi discepoli un tempo, si ripete sempre in mezzo a coloro che sono uniti nel suo nome, una scoperta che questo testo invita a fare anche oggi, specie in questi giorni di cammino verso la Pasqua.

(...) Qualche anno fa ci siamo portati in Terra Santa e per noi in realtà è stata una esperienza unica. Abbiamo avuto la grazia di provare delle emozioni particolari in vari luoghi. Uno di questi, appunto, Emmaus. Siamo andati lì in un pomeriggio assolato; c’era un tramonto dorato; e avvicinandoci a quel luogo santo, quando ci hanno fatto scendere dalla macchina per camminare sulla stessa strada che forse Gesù aveva percorso, ci siamo ricordati di quello che tanti anni prima lì era avvenuto.  

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