Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora ...

Roma (Città Nuova), 25 luglio 2002

Commento alla Parola di vita:

Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati (Sir 28,2).

Questa Parola di vita è tratta da uno dei libri dell’Antico Testamento, scritto, tra il 180 e il 170 avanti Cristo, da Ben Sira, un saggio, uno scriba, che svolgeva la sua funzione di maestro a Gerusalemme.

Egli insegna un tema caro a tutta la tradizione sapienziale biblica: Dio è misericordioso verso i peccatori e il suo modo di agire deve essere da noi imitato. Il Signore perdona tutte le nostre colpe perché "è buono e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore" (Cf Sl 103,3.8).

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Messaggio di Chiara Lubich al Familyfest ‘93

Palaeur (Roma), 5 giugno 1993

La famiglia: quante ricchezze per l’umanità Dio ha deposto in questo scrigno.

Un caloroso saluto a tutti voi presenti al Palaeur di Roma, alle famiglie riunite negli oltre 500 convegni dei cinque continenti a noi collegati e a tutti coloro che seguono per televisione e per radio il Familyfest.
Siamo alle soglie del terzo millennio. La famiglia, ogni famiglia può divenire un protagonista di questa èra. Congegnata da Dio come capolavoro dell'amore, la famiglia può ispirare delle linee per contribuire a cambiare il mondo di domani. (...)

Chiara Lubich

Testo

L’abisso dentro di me

Roma, 22 giugno 1972

Entriamo con grande silenzio interiore nel colloquio di Chiara con il Dio Uno e Trino.

La Trinità dentro di me!
L’abisso dentro di me!
L’immenso dentro di me!
La voragine d’amore dentro di me!

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Come un celeste piano inclinato

Roma, 5 marzo 19581

Questo scritto, intriso di profonda ispirazione, è stato pubblicato per la prima volta in “Città Nuova” nel 1958, con il titolo “Maria”

Maria non è facilmente capita dagli uomini, anche se tanto amata.
È più facile infatti trovare in un cuore lontano da Dio la devozione verso di Lei che la devozione verso Gesù.
È universalmente amata.
E il motivo è questo, che Maria è Madre.

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Ho visto la Terra Santa

Roma, 1956

Nel 1956 Chiara si reca per la prima volta in Terra Santa per visitare una persona che viveva un momento difficile. Del tutto inatteso, però, l’incontro con Gesù, l’uomo-Dio.

La pietra forata

Quando dalla costa azzurrissima del golfo di Beirut contemplavo la città, recentemente scossa dal terremoto, a ridosso di colline costellate da migliaia di casette, e si riprendeva il volo verso il mare, per alzarci onde poter riaffrontare, ritornando, i primi monti della Palestina, non credevo che Gerusalemme e i Luoghi Santi avrebbero inciso così sul mio animo.

Non ero andata là per un pellegrinaggio.  (...)

Chiara Lubich

Testo

... in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio

Roma, 25 dicembre 1996

Commento alla Parola di vita:

... in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio (2 Cor 5,20).

E' l'esortazione di Paolo ai Corinzi che segue il grande annuncio, cuore di tutto il Vangelo: Dio ha riconciliato il mondo a sé per mezzo di Cristo (cf 2 Cor 5,19).

Sulla croce, nella morte del suo Figlio, Dio ci ha dato la prova suprema del suo amore. Per mezzo della croce di Cristo, Egli ci ha riconciliati con sé.

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Sono pochi giorni che l'abbiamo Papa, Giovanni XXIII

20 novembre 1958

Giovanni XXIII è  il papa che firmò l’approvazione del Movimento dei Focolari nel 1962. Così Chiara Lubich lo ricorda nelle colonne della rivista “Città Nuova”

(...)
In Giovanni XXIII è Gesù dal cuore in mano. Gesù che pieno di dolore e di amore dice ai suoi discepoli: "Figliolini miei, amatevi a vicenda".

Ma siccome l'amore non è amore se non è forte, si presenta in Lui la facilità di scendere al concreto e all'immediato, di incarnare insomma quelle parole: "Coepit facere et docere", di far con amore universale per tutti e particolare per ciascuno, della Chiesa, una famiglia.

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Gesù crocifisso e abbandonato

Roma, Novembre-dicembre 1961

Gesù abbandonato Risorto, rivissuto nella nostra vita quotidiana. Si propone questo testo di Chiara Lubich all’avvicinarsi della celebrazione del mistero centrale della fede cristiana, la morte e la risurrezione di Cristo.

Come tutto il Cristianesimo è un mistero di amore e di dolore, così gli elementi veramente vitali del nostro Movimento sembrano a noi l’amore ed il dolore.
Ma come nel Cristianesimo in genere l’amore supera il dolore, la vita vince sulla morte, così è nell’Opera di Maria. (...)

Chiara Lubich

Cf. C. LUBICH, Scr.Sp./3, Tutti uno, Roma 1979, p. 49

Testo

L'abito dei cristiani

Roma, 1963

Un invito alla gioia del Vangelo.

Alle volte, Signore, nelle vanità ambulanti per le vie della città, tra la frivolezza e la superficialità, la tristezza e la fretta dell’uomo, d’ogni uomo che passa, il fruscio d’un abito di suora, il silenzioso angelico passaggio d’una “piccola sorella di Foucauld” nel suo aspetto decisamente dimesso, dice ancora alle nostre anime l’ideale del suo fondatore, che “gridò” il Vangelo con la sua vita.

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Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore ...

Roma, 25 aprile 1994

Commento alla Parola di vita:

Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore (Gv 15,10).

Queste parole sono prese dall'ampio discorso riportato dal quarto Vangelo (cf Gv 13,31-17,26), che Gesù ha rivolto ai suoi apostoli dopo l'ultima cena.
Viene in luce che l'osservanza dei suoi comandamenti ci fa rimanere nell'amore.
Esse richiamano un versetto precedente, in cui Gesù dice ai suoi apostoli: "Se mi amate, osserverete i miei comandamenti" (Gv 14,15) ove viene in luce che l'amore per Gesù deve essere il movente, la radice da cui deve partire l'osservanza dei suoi comandamenti.

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Beati i puri di cuore perché vedranno Dio

Roma, 25 ottobre 1999

Commento alla Parola di vita:

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio (Mt 5,8).

La predicazione di Gesù si apre col discorso della montagna. Davanti al lago di Tiberiade su una collina nei pressi di Cafarnao, seduto, come usavano fare i maestri, Gesù annuncia alle folle l'uomo delle beatitudini.
Più volte nell'Antico Testamento risuonava la parola "beato" e cioè l'esaltazione di colui che adempiva, nei modi più vari, la Parola del Signore.

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