25 Dicembre 1972

Un Natale forte, coraggioso, non tiepido, in una “famiglia” grande come l’umanità

Tutti uno! E' una meta. E' un comando: un comando di Colui al quale ogni uomo dovrebbe gioiosamente sottomettersi. Dio ci è Padre. Se si aprissero i cieli ed egli parlasse, guardandoci ad uno ad uno ci direbbe: "Tutti uno! Siete fratelli, quindi unitevi!".
Un giorno il cielo si aperse, perché il Verbo si fece uomo, crebbe, insegnò, fece miracoli, raccolse discepoli, fondò la Chiesa e prima di morire in croce disse al Padre: "che siano una cosa sola".

Non si rivolse agli uomini: forse non avrebbero capito. Si rivolse al Padre, perché il vincolo di quest'unità è Dio, e ci ottenne la grazia di poter essere fra noi una cosa sola.
Ora noi cristiani parliamo tanto di unità del Corpo mistico, della Chiesa, ma cadiamo spesso nell'assurdo di sapere le cose, di conoscerle, ma di non viverle.
Sappiamo di essere fratelli, sappiamo che un vincolo ci lega, ma non agiamo da fratelli. Passiamo gli uni accanto agli altri senza guardarci, senza amarci. Ma allora in che consiste la nostra fraternità?
Si, se siamo in grazia, Dio già ci lega, ma non è solo questo che egli vuole da noi. Egli vuole che apriamo gli occhi e ci guardiamo e ci aiutiamo e ci amiamo. Vuole che amiamo l'altro come noi. Proprio così: come noi.
Ma chi lo fa oggi? E allora perché Gesù l'ha detto? E' possibile che solo i santi vivano il Vangelo? E i cristiani che fanno? Cercano, quando possono, di non fare il male e, quando ne hanno voglia, di fare un po' di bene.
Non è questo che Gesù voleva.

Se tu cammini per una città pagana, quasi non t'accorgi di essere in una città non cristiana. Perché nelle città cristiane non si vedono più autentici cristiani, quelli che testimoniano il loro Dio.
La colpa è nostra. Abbiamo dimenticato l'essenziale. Abbiamo gli occhi chiusi dai beni, dagli affari, dagli affetti, dalle idee personali, dall'egoismo. Nulla è posposto a Dio.
Dio c'è. Si, c'è anche Dio, ma è una delle tante cose. Ci si ricorda di lui in certi momenti, quando ne abbiamo bisogno.
Come cristiani dobbiamo vivere diversamente, Dobbiamo mettere Dio al suo posto e posporre tutto a Lui.
Ed egli ci insegnerà come dobbiamo vivere e ci ripeterà la sua parola: "Amatevi".
Tutto qui.
Se ognuno di noi tradurrà queste parole in vita e amerà quanti lo circondano come farebbe Gesù, da ognuno di noi partirà la scintilla della rivoluzione cristiana, la quale consiste nel costringere con l'amore gli uomini a riconoscersi fratelli e trattarsi come tali.
Allora cambieranno tante cose. La mia famiglia sarà l'umanità, come disse Gesù: "Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la Parola di Dio".
E passando per le strade del mondo, ci accorgeremo che gli uomini non solo sono uomini, ma figli di Dio.
Tutti uno!
Fare della terra una famiglia sola, dove regola di ogni regola sia l'Amore.
Fare di ogni città una città nuova.
Questo è il nostro obiettivo.
Se non avremo lavorato a questo, come cristiani potremo dirci falliti.

Chiara Lubich

Testo

(da Città Nuova - Anno XVI - n°24 - 25 dicembre 1972)

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