Roma, 1957

Questa visione dello sviluppo storico delle famiglie religiose lascia intravedere, come scrisse P. Fabio Ciardi, “un cuore cattolico, aperto, universale, capace di spaziare sulla Chiesa intera”.*

Gesù è il Verbo di Dio incarnato.

La Chiesa è il Vangelo incarnato: per questo è Sposa di Cristo.

Si son visti attraverso i secoli fiorire moltissimi ordini religiosi.

Ogni famiglia, o ordine, è l’«incarnazione», per così dire, d’una espressione di Gesù, d’un suo atteggiamento, d’un fatto della sua vita, d’un suo dolore, di una sua parola.

Ci sono i francescani che continuano a predicare nel mondo, anche con la loro sola esistenza: «Beati i poveri di spirito perché di essi è il Regno dei Cieli» (Mt 5, 3).
Ci sono i domenicani, che contemplano il Logos, il Verbo, sotto l’aspetto di Luce, di Verità e la Verità spiegano e difendono.
I monaci hanno associato all’azione la contemplazione (Marta e Maria).
I carmelitani adorano Dio sul Tabor, pronti a discendere per predicare e affrontare la passione e la morte.
I missionari attuano il precetto: «Andate e predicate a tutte le genti» (Mt 28, 19).
Ordini, congregazioni e istituti di carità ripetono l’intervento del buon samaritano.
Santa Teresina e i seguaci della piccola via sembrano eternare la parola: «Se non vi convertirete e non vi farete come i piccoli, non entrerete nel Regno dei Cieli» (Mt 18, 3).
Le suore di Betlemme, di Nazareth, di Betania, ecc. sono espressioni concrete d’un momento della vita di Gesù; santa Caterina del sangue di Cristo; santa Margherita Maria Alacoque del Cuore; i missionari e le adoratrici del preziosissimo sangue non finiscono di meditare sul prezzo della nostra redenzione...
Insomma, la Chiesa è un maestoso Cristo spiegato attraverso i secoli. Come l’acqua si cristallizza in stelline nella bianca neve, così l’Amore assunse in Gesù la forma per eccellenza, la bellezza delle bellezze.
L’ Amore ha assunto nella Chiesa diverse forme e sono gli Ordini e le famiglie religiose.
Nello splendido giardino della Chiesa fiorirono e fioriscono tutte le virtù.
I fondatori degli Ordini sono quella virtù fatta vita e salirono al Cielo trasfigurati da tanto amore e tanto dolore, come “parola di Dio”. Hanno realizzato il disegno di Dio e anche per essi vale: «Passeranno i cieli e la terra, ma le mie parole non passeranno mai» (cf. Mt 24, 35).
I santi furono e sono una parola di Dio detta al mondo e, perché immedesimati con essa, con essa non passeranno. Ora tutti questi Ordini, queste spiritualità nate nel corso dei tempi ritrovano la loro vera essenza, il loro principio in Gesù, continuamente vivente per i secoli nella sua Chiesa.
Egli le unifica con l’unico spirito, ma sta ai religiosi permettere che possa manifestarsi quest’armonia, quest’altissima divina unità in tutta la pienezza, perché la Sposa di Cristo splenda di quell’unica “sua” bellezza e sia testimonianza al mondo, sul più vasto raggio possibile, della sua divinità.
Perché negli Ordini religiosi brilli la vera spiritualità per cui sono nati e nella quale hanno motivo di vita, i seguaci devono vedere il loro fondatore come Dio lo vede.
Dio vede in san Francesco l’idea della povertà, che in Dio è Amore; in santa Teresina l’idea della “piccolezza” che in Dio è Amore; in santa Caterina il sangue di Cristo che in Dio è Amore.
Dio ama ogni Ordine perché gli ricorda suo Figlio, l’Idea di Sé umanata; l’Amore “incarnato”. Il Vangelo predicato da Gesù era la buona novella, l’Amore annunciato.
In venti secoli, quest’Amore ha preso concretezza nella sua Chiesa la quale prosegue l’Incarnazione, in certo senso, e ha quindi Cristo per Capo, e ripete l’Incarnazione, per così dire, e ha Cristo per Sposo.
Se vogliamo servire la Chiesa, dobbiamo anche noi continuare a predicare l’Amore, ma soprattutto a metterlo in pratica facendolo circolare fra i vari Ordini religiosi.
Ci sarà l’Ordine che è basato sulla mansuetudine, come ci sono i gesuiti che accentuano la violenza evangelica “agere contra”.
Siccome tutti i fondatori agirono in modo vario, ma spinti da un unico amore, nell’attuazione di questo amore ritroveremo i loro diversi volti soprannaturali e si capiranno le loro parole e le loro regole.
Essi sono santi di certo, perché il loro amore non si restrinse ad un particolare della Chiesa, ma la guardarono e l’amarono in tutta la sua ampiezza e, se di essa curarono un particolare, fu perché in quello videro uno strumento di Dio per beneficarla tutta.
Ora, come non si può vedere bene e nel complesso una città, un paese, una zona, camminando solo per le piazze e i viottoli e salendo le scale, ma occorre vederla dall’alto come dall’aereo, così non si comprende e non si può quindi servire bene la Chiesa e i propri fondatori se non si guardano dall’alto, come dall’occhio stesso di Gesù o, per rendere più semplice e più sicura la conoscenza, dall’occhio del Padre comune, il Vicario di Cristo, che rimane fermo al centro della Sposa di Cristo, lontano da tutti e pur così vicino come nessuno.
Il Papa è la testimonianza dell’unità della Chiesa e scopre con la sua figura la presenza di Gesù sempre vivo in essa per i secoli.

Chiara Lubich

«La Rete», 1 [1957], n. 4, p. 8 [rivisto]

*P. F. Ciardi, omi, è l’autore di un volume intitolato Cristo dispiegato nei secoli,Città Nuova, Roma, 1994. La citazione si trova p. 6.

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