Roma, 1977

Ascetica e mistica nella forma di vita nuova che è il focolare

Al cuore del Movimento che lei ha fondato e che comprende varie forme di impegno c’è il “focolare”. Cos’è il focolare?

Il focolare è una comunità moderna di poche persone che vivono in mezzo al mondo, mimetizzate col mondo, che vestono come tutti gli altri nel mondo, che lavorano come gli altri.
Però, a differenza degli altri, sono persone che hanno lasciato il mondo, che hanno lasciato la propria patria, la propria famiglia, il proprio lavoro, per donarsi alla causa dell’unità nel mondo.

Il focolare è aperto anche agli sposati, purché sentano in loro questa aspirazione totalitaria. Ad essi è richiesto un distacco da tutte le cose, spirituale.
Vi è uno statuto, venuto dalla vita, che è la regola di vita del focolare e che si adatta a tutte le circostanze. Però la norma delle norme, ciò che sta sotto a tutte le regole, ciò che è base di tutta la vita è la continua carità che non deve smettere mai fra i membri del Movimento, che fa sì che sia sempre presente - per quanto umanamente lo possiamo - Cristo fra i membri.
Questo è il focolare. Senza Gesù fra i membri non è più un focolare.
Ma allora che cosa ne risulta? Ne risulta un punto in cui vi è una ascetica poderosa, perché bisogna essere sempre pronti a morire l’uno per l’altro, a portare i pesi l’uno dell’altro, a portare le preoccupazioni l’uno dell’altro, a condividere anche le gioie l’uno dell’altro.
E il focolare porta anche una mistica moderna, comunitaria, perché porta la presenza di Cristo che illumina i membri su che cosa devono fare, sulle azioni che devono svolgere, per cui la vita di focolare è contemplazione-azione.
Il focolare insomma è un pezzettino di Chiesa viva. Il focolare, se è come dev’essere, è paradiso in terra.

La gioia che si vede sui volti delle persone del Movimento dei focolari, da dove scaturisce?

Dal fatto d’aver centrato la volontà di Gesù. C’è una strada sola per seguirlo, l’ha detto Lui: «Chi vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».
Rinnegare se stessi è già dolore, prendere la croce è già dolore. C’è un’unica strada per seguire Gesù, e i membri del Movimento vogliono seguirLo: è amare il dolore. Si dirà: è disumano. No, è sovrumano, è soprannaturale.
Per cui quando i membri del Movimento sono nella gioia, già sono nella gioia, quando sono nel dolore tramutano, per un’alchimia divina, il dolore in amore e quindi sono sempre nella gioia.

(Città Nuova, n. 14, 25 luglio 1977)

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