10 aprile 1970

Città Nuova

Il cielo contesta
di Chiara Lubich

Le nostre giornate sono strapiene di problemi: si leggono sul volto di molti che incontriamo per strada. «Ho il figlio che non studia e che non sarà promosso...». «Ho il marito che ritarda...». «Ho la madre ammalata...». «Arriverò a comprarmi quel vestito? A raccogliere il necessario per fare un po’ di vacanze?».

Si corre qua, si corre là. Si fanno calcoli. Ci si affanna. Questo per noi e per i più vicini a noi.

E se il nostro sguardo s’avventura in altre terre e in altri Paesi, vediamo problemi ben più alti ed acuti: la fame, la malattia... manca il minimo per la vita. E, se si ha in cuore un po’ di generosità, si vorrebbe far qualcosa anche per loro.

Poi capita magari di leggere per caso parole inconsuete che – s’avverte – non vengono dalla terra, né dalla folla che ci circonda, e ben conosciamo. Esse dicono: «Per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete;... Di tutte queste cose si preoccupano i pagani;... Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Matteo 6,25.32.33).
È una dolce contestazione che il Cielo fa alla terra, che Dio fa agli uomini; e apre loro gli occhi affinché sappiano che hanno un Padre che pensa a loro.

Occorre allora ancora correre, fare, lavorare, occuparsi, affannarsi?... Sì, ma per un altro motivo: per cercare non pane, o vestiti, o soldi, ma il Regno di Dio in noi, che significa sforzarci di compiere non la nostra, ma la sua volontà.

Dice bene il Vangelo: il resto verrà in aggiunta. Viene proprio così: inaspettato. Arriva in casa e tu dici: «È la provvidenza!». E questa è la dolce esperienza di tutti i cristiani coerenti.

Allora dalla tua vita comprendi che, se i tuoi piccoli problemi hanno trovato una risposta, la migliore soluzione ai grandi che tormentano l’umanità sarà trovare il più efficace sistema perché il mondo conosca e viva il Vangelo.
Ci è stato detto perché lo predicassimo a tutti: «La vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? ... Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro» (Matteo 6,25.28-29)

In questi tempi, specie nei Paesi bisognosi, si pone spesso il principale accento sui problemi sociali, a cui si dedicano tutti gli sforzi come a espressione anche religiosa della vita.

È evangelico sfamare e coprire gli ignudi. Ma tali azioni, prese a sé, possono non mostrare il messaggio di Cristo in tutta la sua bellezza, anzi in certo modo possono falsarlo, perché simili atti possono lasciare chi riceve nel complesso del “beneficato”, mentre il Vangelo porta l’uomo, tutti gli uomini, alla più alta elevazione: a essere figli di Dio.

Il Vangelo è un tutt’uno e non lo si può vivere e capire veramente, nelle sue parti, se non lo si conosce e non lo si vive nell’insieme.

Il principale rimedio ai problemi, anche terreni, dei Paesi poveri è e rimane l’annuncio del Vangelo. Occorre che tutti gli uomini conoscano Cristo, ne cerchino il Regno e la sua Giustizia: allora il resto, tutto il resto, verrà anche per loro in soprappiù.

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