Carissimi gen,
e torna, come una dolcissima poesia, la ricorrenza di Natale.
In questi giorni, come da secoli ormai, si intrecciano gli auguri, e la pace, che gli angeli hanno annunziato allora, si vede rifiorire, magari per pochi istanti, anche sul volto di uomini che non la conobbero mai.
Anch’io voglio augurarvi qualcosa che vi sia veramente gradito e soprattutto desiderato da Colui che guida i nostri passi e sa il nostro bene.
Questo il mio augurio: che la nostra vita sia un continuo Natale, solennizzato nel segreto dei cuori e nell’intima fraternità che ha da estendersi in senso sempre più vasto fino a prendere, quando Dio avrà stabilito, i confini della terra: finché «tutti siano uno».

Noi siamo legati per il nostro comune Ideale da un vincolo fortissimo, il più forte crediamo, che possa esistere fra i cristiani.
Vogliamo camminare verso Dio, uniti fra noi, fatti realtà viva del suo ultimo desiderio, nel quale abbiamo trovato non solo la nostra specifica strada per farci santi, ma un modo di santificare e riconsacrare il mondo sconsacrato dall’odio e dagli innumerevoli mali presenti.
Noi vogliamo far trionfare Cristo in mezzo a noi, perché un giorno Cristo sia l’espressione unica e più genuina della nostra società.
E non solo Cristo sempre più splendido nel suo Vicario, via via più amato e compreso, non solo Cristo che vive in tante divine maniere nella sua Chiesa, ma anche Cristo misticamente presente fra noi, noi semplice numero di uomini nella massa popolare cristiana, ma guardati ad uno ad uno ed insieme da Dio, perché capaci con la sua grazia di far qualcosa per la sua gloria.
Noi, infatti, abbiamo un potere, se vogliamo, sconosciuto ai molti: al seguito e sull’esempio di Maria, pur grande perché Immacolata, ma sempre madre nostra e quindi vicina a noi, possiamo dar alla luce, nel cuore della società, Cristo Gesù.
Lui l’ha detto. E a Lui crediamo. Il mezzo è il nostro cuore o meglio l’amore cristiano reciproco che, se porta i requisiti richiesti da Gesù, porta, di conseguenza, la dolcissima, meravigliosa realtà della nostra fede: «Io sono in mezzo ad essi» (Mt 18, 20).
Ed i requisiti in fondo non sono troppi, ma nemmeno pochi.
Sono tutto quello che siamo ed abbiamo perché Dio vuole la nostra unità sempre accesa.
Se questa c’è, anche nella stalla in cui alle volte è ridotta la nostra società, se noi ci amiamo, Cristo è in mezzo a noi: ed il Natale si perpetua, si moltiplica.
E dove c’è un Natale c’è Maria e Gesù.
Noi uniti dobbiamo insieme ripetere il mistero di Maria che dona Cristo: Cristo in mezzo a noi per miracolo divino.
E Tu, Gesù, vieni tra noi, resta fra noi.
Una volta i “tuoi” non ti ricevettero. Noi vorremmo, per quanto ci è possibile, rimediare. Viviamo solo per accoglierti, per averti, per essere non noi, ma Te; per aiutarti a comporre sulla terra la città nuova, la città di Dio.

Chiara

Da “GEN”, dicembre 1973: Editoriale

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