Roma, 10 marzo 19761

L’ottimismo che traspare da questo testo ha una radice profonda e inconfutabile nell’esperienza quotidiana di Chiara: l’amore – quello divino che ci è partecipato – fa miracoli.

Hai avuto contatti con tanti cristiani non cattolici. Come li vedevi prima questi fratelli e come li consideri ora?

Ecco: di fronte ad una bottiglia riempita per tre quarti si possono avere le due note reazioni: Ah! ne manca ancora un quarto! Oppure: È già riempita per tre quarti!  La prima espressione dice come vedevo io una volta i miei fratelli non cattolici, e cioè quindici anni fa, prima che iniziassi a lavorare, con tutto il Movimento dei Focolari, per l’ecumenismo.

La seconda reazione è quella che ho in cuore in questi ultimi anni. Non so infatti come ringraziare Dio d’avermi portata in contatto con cristiani delle denominazioni più varie e importanti.

Il vivere con loro, il trattare con loro, soprattutto il conoscerli, da quando essi si sono aperti perché hanno accettato di stabilire con noi un rapporto di carità reciproca in Cristo, mi ha messo nel cuore un grande senso di stupore e di gratitudine verso la Provvidenza per aver vegliato in queste Chiese o comunità ecclesiali su le tante ricchezze di fede, di speranza a volte, delle liturgia altre, sul valore della parola di Dio... 

Al contatto con loro mi si è allargato enormemente il cuore. Ho “sentito” che non siamo solo una famiglia di 690 milioni di fratelli perché “cattolici” (così almeno dalle statistiche, non tenendo conto delle crisi che passano molti), ma di quasi un miliardo perché “cristiani”... anche se alcune cose (e alle volte molto molto poche) mancano alla piena unificazione delle varie Chiese.  
Siamo tutti fratelli che amano Cristo, che cercano di amarlo. Ed aver questo denominatore comune è già molto, moltissimo.
Tutti insieme apparteniamo alla Chiesa, anche se non tutti all’unità cattolica. Ha detto così Paolo VI, una volta, parlando ad un gruppo di luterani. 

Se la divisione dei cristiani in centinaia di denominazioni può mozzar il fiato, soprattutto di fronte al problema della loro riunificazione, chi è immerso nel lavoro fra questi fratelli e li ama, prova una gioia particolare. E queste non sono parole. È una gioia, credo, che si prova solo qui: quella di riscoprirci fratelli perché è Cristo in ambo. 

E allora da ciò la spinta di andare fino in fondo, di metter in comunione “tutti” i beni spirituali che abbiamo. Si è notato che questi circolano, che l’amore fa miracoli, che suscita in tutte le Chiese persone votate all’unità, che operano in seno alla propria Chiesa amando, illuminando, donando, per arrivare però al traguardo: una sola Chiesa.

1 (Città Nuova, n. 5, 1976, pag. 33)

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