Roma. (Scritto anteriore al 1963)

Vivendo “dentro” tutto, il vivere e il morire, prende senso…

Coloro che sinceramente ti amano, ti sentono spesso, Signore, nel silenzio della loro stanza, nel profondo del loro cuore, e questa sensazione commuove l’anima come toccasse ogni volta sul vivo.

E ti ringraziano d’esser loro così vicino, così Tutto: Colui che dà senso al vivere e al morire.

Ti ringraziano, ma spesso non sanno farlo, né dirlo: sanno solo che tu li ami ed essi ti amano e non c’è cosa così dolce, qui sulla terra, che possa almeno lontanamente somigliarle.

Quello che sentono nell’anima, quando tu appari, è Cielo e «se il Cielo è così – dicono – oh, com’è bello!».
Ti ringraziano, Signore, dell’intera vita, per averli portati fin qui.

E se esistono ancora fuori ombre, che potrebbero offuscare il loro paradiso anticipato, quando ti manifesti, ogni cosa diventa remota e lontana: non è.

Tu sei. Così è.

 Chiara Lubich

(Scritto anteriore al 1963, pubblicato in Frammenti, Città Nuova, Roma (1963) 1992, pp. 23-24.)

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