Roma, 1978

Quando qualcuno ci passa accanto durante la giornata, al lavoro o a scuola, la nostra parte è sempre e solo quella di amare.

Ma occorre amare da Gesù.

Per fare questo è necessario ascoltare sempre la sua voce che parla dentro di noi, perché nell’amare non ci succeda di sbagliare o per eccesso o per difetto. Il Vangelo ci ammonisce, per esempio, di non dare le cose sante ai cani; e noi (pur potendoci e dovendoci sempre giudicare inferiori a tutti, ché Dio solo sa le grazie che ci ha donato e non abbiamo abbastanza sfruttato) dobbiamo star bene accorti a non parlare di «cose sante» in un ambiente che non sia preparato a riceverle.

Succederebbe, come dice il Vangelo, che verrebbero disprezzate, «calpestate», e noi saremmo derisi, «sbranati».

Nel medesimo tempo dobbiamo ricordare che lo stesso Vangelo insegna anche ad amare il prossimo come sé e quindi a comunicare i beni spirituali che possiamo avere, la luce che Dio ci dà, a chi è disposto a riceverli.
Nel primo caso dobbiamo testimoniare Gesù soltanto con la nostra vita. Nel secondo, anche con la parola.

Uno sbaglio per eccesso può essere anche quello di cristiani che cercano di presentare la vita evangelica dal lato avventuroso, poetico, romantico, tentando di attrarre le persone con uno pseudomessaggio evangelico che solletica l’amor proprio, fa sentire investiti d’una presunta missione, mette in moto la fantasia. Non si può togliere alla vita evangelica quel che vi è di più bello: la normalità di una vita soprannaturale limpida, armoniosa, non artificiosa, né eccessiva, ma semplice come la natura.

Di Maria, la Madre del Creatore e di tutte le creature, non si conosce nulla riguardo all’attività tra i suoi contemporanei, che pure erano tutti suoi figli. Ella faceva solo la volontà di Dio: amava Gesù e assisteva gli Apostoli. E credo che nessuno meglio di Lei abbia vissuto il Vangelo.

Uno sbaglio per difetto può esservi in quei cristiani esageratamente legati ai propri doveri, nei quali soltanto essi vedono la volontà di Dio, chiudendosi intanto a quella che Egli esprime attraverso le circostanze. Questi finiscono, ad esempio, col non amare chi passa loro accanto; vivono poco in intimità con Dio, perché non ascoltano la sua voce in ogni momento presente della giornata. Pur credendosi attaccati giustamente ai loro migliori doveri, sono di fatto anche attaccati a se stessi. Non conoscono la poesia del Vangelo, la divina avventura di esso, perché non sanno vedere la linea d’oro della provvidenziale mano di Dio che illumina e ricama la vita d’ogni uomo, anche del più semplice e più sconosciuto.

Mentre coloro che peccano per eccesso appaiono a volte esaltati, questi sono pesanti e cupi. La loro presenza non dice nulla e allontana le persone.

Il vero cristiano è colui in cui vive sempre Cristo; a lui tutti si avvicinano con amore e timore perché da lui emanano, come da Gesù, amore e verità: egli è luce nel mondo.

Chiara Lubich

Trascrizione

(Da Scritti Spirituali/2, L’essenziale di oggi, 1978, p.164)

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