AVE MARIA! 11 maggio 1948

(Lettera di Chiara Lubich dell’11 maggio 1948 a padre Bonaventura da Malé, ofm cap.) 

Unità, parola divina. Sono lapidarie queste parole scritte dalla ventottenne Chiara lubich. C’è tutta la meraviglia, lo stupore della scoperta che le “serra la gola nella foga troppo forte di voler uscire”. Le parole del testamento di Gesù, “sintesi di tutti i suoi pensieri” hanno scavato in lei una voragine di fiamma. E’ arduo esprimere l’ineffabile, che trova alfine una sintesi ardita. 

L’Unità “è Dio: Unità-Trinità”.

Carissimo Fratello in Gesù e nel Serafico Padre,

Anch’io non so quello che Le scriverò.

La Luce, tutta la Luce che Dio mi ha dato (a trionfo estremo della sua infinita misericordia!) mi serra la gola nella foga troppo forte di voler uscire. Impetuosamente.

La sua lettera m’ha confermato il pensiero che mi ero fatto dell’anima sua, molto amata dal Signore e vorrei in un attimo, in un baleno donarle tutto il mio, tutto quello che Dio ha edificato in me sfruttando il mio nulla, la mia debolezza, la mia miseria.

Ci sarebbe da morire dal dolore nel non poterlo fare immediatamente, se non si sapesse che Dio (l’Autore di tutto) lo può.

Lo credo.

Lo creda.

Troverà in sé il risultato di questa fede.

Una cosa le dico: che l’Ideale da noi abbracciato è Dio: Unità-Trinità e che quindi è ineffabile come l’Amore infinito eterno. E, appunto per questo, presente (come Dio) nelle più piccole cose, nei più piccoli avvenimenti!

È Lui, l’Amore, che tutto guida, che tutto fa.

Anche dal male che noi commettiamo (unica cosa veramente nostra) sa trarre un bene maggiore di quel bene che il male ha tolto.

Dunque fu Lui a volere l’incontro delle nostre due anime. Dunque quest’incontro ha i suoi perché, e quali luminosi perché. Quando due anime s’incontrano in nome di Cristo, Cristo nasce fra di loro, cioè in loro e, mantenendo quest’unità, possono con sincerità dire: «Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me». (Gal 2,20). 

L’importante è mettere a base, a mezzo, a fine l’unità. In quest’unità voluta da Dio le due anime si fondono in uno e riaffiorano uguali e distinte. Come la santissima Trinità.

Gesù lo volle nel suo Testamento, sintesi di tutti i suoi pensieri!

I pensieri d’un Dio!

«Che tutti siano uno, come Io e Te…»  (Gv 17,21).

Quello che dunque oggi le voglio scrivere è che l’unità che Dio ha fatto non dobbiamo mai romperla.

E nell’anima mia, che io Le ho portato, vi sono migliaia d’anime che la pensano come me e sono fuse con la mia. E nell’anima che Lei ci ha portato noi abbiamo accolto tutte quelle che Lei ama, per le quali vive, che vorrebbe fondere in uno a compimento del suo amore per Iddio.

Mantenendosi in unità sentirà la forza di Gesù, non più la sua, la Luce di Gesù non più la sua, l’amore, la misericordia di Gesù riguardo a ogni suo prossimo, non più il suo.

E Gesù in Lei sarà «L’amor che a nullo amato amar perdona…» cioè quell’infinito amore che sempre vince.

«Omnia vincit Amor»; e le anime si legheranno a Lei, indissolubilmente e Lei le porterà a Dio. Così!

Perché così Dio vuole.

Vuole che Lei sia Gesù, un altro Gesù.

La Mamma nostra del cielo, Madre della Luce e del Divino Amore, Madre dell’Unità, opererà in Lei questo miracolo se Lei La riconoscerà quella che è: l’insostituibile per la santità di chicchessia.

È Lei il deposito d’ogni grazia, Lei che ci genera, ci nutre, ci coltiva come faceva col “Primo Gesù”. Anche se noi non lo riconosciamo, Lei fa tutto silenziosamente. Ma farebbe tutto quello che ha fatto per il suo primo Figlio se noi dipendessimo da Lei come il neonato dalla mamma.

Crediamo, fratello, che non è necessario comunicarci tutto per essere apostoli dell’unità. Facciamo tutto quanto sta in noi per essere uniti all’Unità (spiritualmente soprattutto) e Gesù ci farà da «telefono senza fili». Del resto per essere uno non occorre altro che ascoltare ambedue la sua voce sottile, che sempre parla in noi.

Vivere nel momento presente il Cristo che parla in noi.

Mi chiede notizie dettagliate del movimento.

Mi occorrerebbero volumi. Quando Dio fa, sono meraviglie che escono dalle Sue mani.

Lo diceva S. Caterina: «Se voi sarete quelli che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia (il mondo!). Non accontentatevi delle piccole cose, perché Egli, Iddio, le vuole grandi!».

E noi vogliamo per nostra eredità tutte le genti, per nostri possessi fino agli ultimi confini della terra. L’ha detto Lui: «Postula a me et dabo tibi…»  (Sal 2, 8). Crediamolo in unità.

L’otterremo, e Dio l’otterrà per mezzo nostro, lavorando attraverso noi.

Lasciamolo agire. Non impediamo la sua onnipotenza con la grettezza delle “nostre” vedute. Non abbiamo un libro od uno stampato che dica ciò che vogliamo. Il nostro libro unico è il Vangelo così come la Chiesa l’interpreta. Particolarmente è la preghiera di Gesù rivolta al Padre. 

Ci fu qualcuno che volle scrivere qualcosa ed uscì un volumetto: «l’Unità», che Le spedisco. Ciò che vi è scritto è secondo la nostra idea, ma non dice (nel suo complesso) ciò che vogliamo. Veramente non lo sappiamo nemmeno noi. Solo Gesù lo sa; e Lui sa che noi non desideriamo altro che attuare il suo Testamento a miglior espressione del nostro amore per Lui. Egli lo farà per mezzo nostro. Noi stiamo sempre eseguendo i particolari di questo meraviglioso disegno. Vedremo dall’Aldilà quello che avremo fatto. E sarà l’inizio d’un’Unità che dovrà tutti legare col dolce vincolo dell’Amore.

Quaggiù iniziamo il lavoro. Da lassù lo continueremo attraverso le anime che ci seguiranno.

Padre, se vuol farmi un favore, mi chieda Lei tutto quanto vuole: Le risponderò. Così mi facilita il compito. Altrimenti (è tanto vasto l’Ideale) non so qual tasto toccare che L’interessi di più.

San Francesco non è contento finché Lei non lo rivive e non lo fa rivivere nei fratelli suoi. Incominci. Riuscirà. «Sicut credidisti, fiat tibi» (cf Mt 8,13). E noi abbiamo creduto all’Amore. (1 Gv 4,16).

Saluti e auguroni d’Unità da tutti e fratelli e sorelle.

Chiediamo concordi la benedizione Sua e vogliamo da Lei… la Svizzera infuocata!

Che Dio L’arda d’amore!

S. C.

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