Una pagina singolare  nella sua semplicità. Il vivere di Maria ci fa capire Dio, l’Amore. Se il Signore ce l’ha data per madre, come non credere al suo amore?

Una madre non cessa di amare il figlio se cattivo, non cessa d’aspettarlo se lontano, non desidera altro che ritrovarlo, perdonarlo, riabbracciarlo: perché l’amore d’una madre profuma tutto di misericordia. L’amore di una madre è qualcosa che è sempre al di sopra di qualsiasi situazione dolorosa o condizione penosa in cui si trovi suo figlio.

È un amore che non viene mai meno di fronte a qualsiasi burrasca morale, ideologica o d’altro genere, che possa travolgere il figlio.  

Il suo è un amore che, perché sta sopra a tutto, è desideroso di tutto coprire, nascondere.  

Se una madre vede il proprio figlio in pericolo non esita a rischiare ogni cosa, a buttarsi sulle rotaie d’un treno se minaccia di esserne travolto o nelle onde del mare se è in pericolo d’annegare. Perché l’amore d’una madre è naturalmente più forte della morte. Ho sentito dire che recentemente una madre si è gettata dal proprio poggiolo nel tentativo di salvare il bimbo che le era sfuggito dal braccio: un atto inutile e di disperazione, ma che dimostra quanto è grande l’amore d’una madre.  

 Ebbene, se così è delle madri normali, si può ben immaginare cos’è di Maria, Madre umano-divina del bimbo che era Dio, e Madre spirituale di tutti noi!  

Maria è la Madre per eccellenza, il prototipo della maternità, quindi dell’amore.  

Ma giacché Dio è l’Amore, Ella appare come una «spiegazione» di Dio, un libro aperto che spiega Dio.  

L’amore in Dio è stato così grande da farlo morire per noi della morte più atroce.  

E ciò per salvarci: appunto come il motivo dell’amore d’una madre è il bene del figlio.  

Maria, perché Madre divina, è la creatura che più copia Dio e più ce lo mostra.  

 Noi dobbiamo ravvivare la fede nell’amore di Maria per noi, dobbiamo credere che ci vuol bene così. E imitarla, perché è il modello di ogni cristiano e la via diretta che porta a Dio.  

In « Città Nuova », 16 (1972), n. 10, p. 21.

N.B. pubblicato anche su Scritti Spirituali/2 e su ‘La Dottrina Spirituale’

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