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Roma, 6 aprile 2019

Il settimo appuntamento del ciclo di incontri su Figure femminili di santità, promossi  dalla Pontificia Università Antonianum di Roma, si è concluso sabato 6 aprile 2019 con la relazione della prof.ssa Vittorina Marini che ha proposto la figura della Serva di Dio Chiara Lubich. 
Durante gli incontri precedenti sono state presentate altre personalità femminili: le prime martiri cristiane, Teresa d’Avila, Caterina da Siena, Elena madre dell’Imperatore Costantino, Francesca Romana, Teresa di Lisieux, donne che hanno raggiunto la santità e che hanno fatto la storia della Chiesa, rivoluzionandola.

La prof.ssa Marini ha introdotto Chiara Lubich spiegando la motivazione della scelta di inserire la sua figura tra le sante precedentemente citate: pur non essendo una santa canonizzata ma una Serva di Dio, sono stati fondamentali nel cammino della Chiesa l’incidenza che lei ha avuto sia sulla spiritualità contemporanea del ‘900 che gli effetti del movimento da lei fondato sulla società. La spiritualità dell’unità ha influenzato la vita anche di altre figure canonizzate nella Chiesa e di molte congregazioni religiose che pur rimanendo nel proprio carisma si sono viste rianimate da questo movimento carismatico nato il secolo scorso e Chiara ha attraversato il suo tempo vivendo appieno tutte le vicende storiche, immersa nella società e nelle sue problematiche. 

Lubich AntonianumLa Marini continua facendo rivivere agli occhi dei presenti la storia della vita della Serva di Dio: “Chiara è una grande santa anche se non è stata canonizzata e la sua ispirazione non deriva da fenomeni mistici come possono essere quelli di Padre Pio da Pietrelcina ma è una luce. Da piccola si sentì invitata al martirio, un invito netto e improvviso. Rispose di sì a quella chiamata. Naturalmente ella non subisce quel martirio cruento come accade per tanti cristiani. Il martirio richiesto è una testimonianza perché questo è il senso della parola martirio in greco”. 
Vengono ripercorse le tappe della vita di Chiara, da Loreto e dalla sua scelta di Dio alla nascita del Movimento dei focolari: il suo lavoro come maestra, l’amore per la sua famiglia, i punti della spiritualità dell’unità, il suo rapporto con i santi e la Chiesa, e in particolare con Francesco d’Assisi e Santa Chiara. 
“La parola di Chiara si concentra – ha affermato la prof.ssa Marini – su una virtù teologale, la speranza. La sua spiritualità non è mai separata dalla narrazione, lei torna sempre alla sua storia. San Paolo VI ha affermato che bisogna sempre pensare all’ispirazione dell’inizio e Chiara lo ha fatto sempre in maniera molto naturale. Pur essendo portatrice di una carisma nuovo, tuttavia ha anticipato talvolta anche i Pontefici e la Chiesa, restando sempre in pieno accordo e mantenendo sempre la piena comunione”.

Patrizia Mazzola 

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