“Un incontro di fondatori nella storia della Chiesa, caratterizzato dalla comunione e dal discernimento della via particolare indicata da Dio ad ognuno, (…), in una capacità di andare al di là del proprio particolare e guardare al bene dell’intera compagine ecclesiale e dell’umanità”: questa la chiave interpretativa dei rapporti intercorsi tra Chiara Lubich ed il padre francescano conventuale Leone Veuthey, entrambi Servi di Dio, oggetto di una recente ricostruzione storica da parte della dott.ssa Lucia Abignente pubblicato sulla Miscellanea Francescana, n.114 (2014), con il titolo L’unità: un comune sentire nello Spirito. Una riflessione sul rapporto tra Chiara Lubich e P. Leone Veuthey alla luce di documenti inediti. 

Siamo all’inizio del 1947: Chiara Lubich, consacratasi a Dio quattro anni prima, ha visto radunarsi attorno a sé una piccola schiera di giovani, che alla luce del Vangelo maturano la certezza di essere chiamate a contribuire a realizzare il testamento di Gesù: Ut omnes unum sint. Chiara riceve alcuni scritti, approvati dalla Chiesa, in cui trova espresso l’anelito all’unità e subito decide di incontrarne l’autore, padre Veuthey. Ne consegue un immediato e generoso coinvolgimento della Lubich e del nascente Movimento dei Focolari nella “Crociata di Carità” promossa dal padre, tanto da prospettare una eventuale fusione tra le due realtà. Presentando il contesto storico, lo studio offre elementi importanti nella comprensione e serena valutazione delle motivazioni per le quali non si arrivò a questa aggregazione.

L’esame della documentazione proposta permette di chiarificare la prospettiva dei rapporti intercorsi tra i due protagonisti: la collaborazione intensa che caratterizza gli anni 1947-1948, la stima reciproca, la conferma dell’esperienza illuminativa che la Lubich trova nel grande esperto di mistica, la specificità e la novità del contributo che Chiara apporta e che più tardi verrà riconosciuto dalla Chiesa come un dono dello Spirito.

Il saggio della Abignente, nel suo rigore scientifico, si pone come un contributo dal quale non si potrà prescindere per la ricostruzione storica necessaria nelle rispettive Cause di Beatificazione e Canonizzazione, e prezioso nel valutare sintonie e differenze tra queste due anime grandi che “si sono capite nell’essenziale dell’amore infinito a Dio e alla Chiesa”.

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