libro_folonari-2012 Giulia “Eli” Folonari
Cinquant’anni vicina a Chiara Lubich

Conversazioni con Oreste Paliotti e Michele Zanzucchi
Prefazione del card. Stanislaw Dziwisz
Città Nuova, Roma 2012

Per la collana “Verso l’unità-Saggi” di Città Nuova, è in uscita un agile volumetto di 172 pagine, dal titolo “Lo spartito scritto in cielo”.

Un titolo azzeccato per una testimone d’eccezione, Eli Folonari, che è stata accanto a Chiara Lubich per oltre mezzo secolo. E’ “lo spartito” dell’Opera di Maria, scritto in cielo, ed eseguito qui in terra a più mani da  coloro che con lei  hanno contribuito a comporla secondo il “disegno” di Dio: i primi e le prime compagne, Foco, don Foresi….

Il libro raccoglie una serie di conversazioni con Oreste Paliotti e Michele Zanzucchi, dalle quali emerge sotto traccia, quasi ad ogni pagina, la composizione nel tempo di questo “divino progetto”. Non a caso, Eli definisce i suoi anni accanto a Chiara come “una lunga corsa per starle dietro. Con Chiara si passava di sorpresa in sorpresa, incalzata com’era dallo Spirito”.

In un “a tu per tu” con gli intervistatori, il racconto si dipana sin dai tempi dei primi suoi anni in focolare a Roma, agli inizi degli anni ’50. Erano gli anni in cui l’Opera era sotto studio da parte della Chiesa. Un intero capitolo del libro- “Papi, Sant’Uffizio, approvazioni”- è dedicato all’argomento.
Il libro racconta anche come sono nati i “Dialoghi”, com’era Chiara “nel quotidiano”. Pagine preziose sono dedicate all’ “arcano” delle prove di ogni genere che la generazione di un’opera di Dio comporta. Sono pagine intense, che ci rendono un’immagine di Chiara viva, vicina, seppure ricca di mistero, come solo chi le è stata accanto per cinquant’anni poteva donarci.

La prefazione del libro-intervista è del card. Stanislaw Dziwisz, allora segretario di papa Wojtyla, testimone altrettanto d’eccezione del rapporto del pontefice con Chiara. Ne riportiamo un brano significativo: «Il papa e Chiara, persone della stessa generazione,segnate nella loro gioventù dal dolore della guerra, affascinate dall’arte, erano unite da una particolare amicizia fraterna, che si esprimeva in una piena sintonia spirituale e di pensiero. Giovanni Paolo II vedeva in lei quel “genio femminile” di cui egli ha scritto nella lettera apostolica sulla dignità della donna».

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