Qual è l’idea di fondo del TV Movie “Chiara Lubich, l’amore vince tutto”? Cos’ha da dire a questo tempo il racconto degli inizi dei Focolari? Presentato oggi alla stampa, andrà in onda su RAI Uno il 3 gennaio prossimo, in prima serata.

 

Un film di grande attualità, che parla a tutti noi, offrendo la fraternità universale portata da Chiara Lubich come antidoto al male di questo tempo. E’questo, in estrema sintesi, il messaggio emerso oggi durante la conferenza stampa di presentazione del TV Movie “Chiara Lubich, l’amore vince tutto” in onda su Rai Uno (primo canale nazionale italiano) il 3 gennaio prossimo, in prima serata.

Presenti i vertici di Rai Uno e Rai Fiction, Stefano Colletta e Maria Pia Ammirati, il produttore di Eliseo Multimedia Luca Barbareschi, la protagonista Cristiana Capotondi e l’attrice Aurora Ruffino. È intervenuto anche Maurizio Fugatti, presidente della Provincia Autonoma di Trento dove è stato girato il film.

“È un film che in questo periodo così sofferente, così duro per noi come quello del Covid, diventa una grande metafora di speranza, di coraggio. Un gruppo di ragazzi che decidono di credere in un sogno. Quando? Durante la guerra”. Per Luca Barbareschi è questa la scommessa su cui ha deciso di puntare, producendo la storia di Chiara Lubich – “Spero che questo film venga visto in questa chiave in cui la figura di Chiara (…) diventi un simbolo di semplicità e di passione, di coraggio, di voglia di riunire le persone insieme. Il simbolo del focolare, stare intorno al fuoco, attorno a una luce”.

Foto di Federica Di Benedetto

Concorda Giacomo Campiotti, ma confida anche che questa è stata per lui la sceneggiatura più difficile fino ad ora, anche se un’impresa esaltante. “Ho cercato di dare il mio contributo raccontando una storia per tutti”, ha spiegato. “Chiara Lubich non è assolutamente un racconto solo per il mondo cristiano, ma la sua idea era quella di parlare a chiunque”. Ricordando che il motto di Chiara era la frase del Vangelo “Che tutti siano uno” (cf. Gv 17,21), ha aggiunto: “Chiara non voleva fondare niente, ma ognuno di noi ha un potere incredibile. Quando una persona inizia a realizzare quello in cui crede, crea un magnetismo intorno a sé che cambia il mondo. Questo hanno fatto i grandi personaggi. E questi personaggi possono essere di grande aiuto, di grande ispirazione per tutti”

Foto di Marco Bellucci

“Io mi porto a casa un’esperienza molto bella, di grande spiritualità, totalizzante come forse poche cose sono state”, confida Cristiana Capotondi. Per la protagonista, Chiara Lubich è un personaggio che è sempre rimasto giovane, “perché ha avuto la forza di scardinare delle convenzioni, degli stereotipi, di aprire delle porte, di parlare con il mondo ebraico, di parlare con il mondo islamico, di parlare con la Chiesa ortodossa. È come se non avesse memoria, come se non avesse sovrastrutture. Io questo lo trovo molto giovane. Poi quando cresciamo ci strutturiamo, abbiamo paura, timori. Era una donna senza paure. In questo momento storico credo che il suo messaggio sia di una forza politica straordinaria”.

Foto di Federica Di Benedetto

Aurora Ruffino che ha un ruolo importante tra le prime compagne della Lubich, racconta che di Chiara e delle sue compagne l’ha colpita come anche loro vivessero nell’incertezza del domani: “Una situazione come la nostra di oggi. Nonostante ciò lei aveva l’assoluta certezza che le cose sarebbero andate bene, che in qualche modo Dio per lei avrebbe trovato la strada per far sì che le cose andassero bene. Questo mi ha molto colpito. (…) Quando tu fai del bene ti ritorna sempre indietro. E lei viveva nell’assoluta certezza di questo”.

Per Stefano Coletta non ci sono dubbi sul motivo per il quale RAI Uno abbia scelto di aprire l’anno 2021 proprio con questo progetto: “Il film condensa in maniera molto dritta e senza retorica la storia di Chiara Lubich, una donna che aveva veramente incontrato Dio e lo aveva incontrato nell’azione, più che nella mistica e nell’attività contemplativa. Era una donna molto pratica che ha vissuto in un momento complicatissimo come la guerra con la convinzione quasi politica che ogni incontro meritava attenzione, curiosità e intelligenza. Non a caso è stata segno del dialogo ecumenico fino alla fine; ha incontrato spiritualità estremamente diverse, senza alcun pregiudizio.”.

Per Maria Pia Ammirati la storia raccontata dal film ha un carattere agiografico, ma non nel senso inteso comunemente. “Come tutte le agiografie, quelle vere, i santi sono prima di tutto uomini e donne normali. Per questo si comincia bene, si comincia benissimo questo 2021. È un viatico questa storia, e un inizio positivo in una situazione che sappiamo tenebrosa, che ci allontana. Il disegno di Chiara era quello dell’avvicinamento, del cominciare dalle piccole società, dalla solidarietà, dal bene comune, dall’amore, come dice il sottotitolo”.

Stefania Tanesini